I vostri figli non sono figli vostri
Questa pratica ti invita ad ascoltare la poesia non solo con la mente, ma con tutto il tuo essere
1. Preparati
Trova un momento tranquillo.
Siediti comodamente e fai qualche respiro lento e profondo.
Lascia che il corpo si rilassi e la mente si faccia più quieta.
2. Leggi lentamente ed ascolta
Leggi la poesia di Kahlil Gibran che trovi sotto una riga alla volta. Dopo ogni frase, fermati e chiediti con dolcezza:
- Cosa sento nel corpo?
- Quali emozioni emergono?
- Quali pensieri arrivano?
Non cercare risposte “giuste”. Lascia semplicemente che le parole si depositino dentro di te.
3. Dai spazio al tempo
Se una frase risuona particolarmente, resta lì più a lungo.
Puoi anche rileggere quella riga più volte, lasciando che tocchi parti diverse di te.
Qualunque cosa emerga — accordo, resistenza, tristezza, sollievo — è benvenuta.
Tutto fa parte della tua esperienza. Accogli tutto.
4. Chiudi con consapevolezza
Quando senti che è il momento, lascia andare le parole.
Torna al tuo respiro.
Nota cosa rimane dentro di te.
Se vuoi, puoi annotare una parola, un’immagine o una sensazione che porti con te.
I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima,
perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi,
perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore
affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere,
poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.
Kahlil Gibran